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Museo d’Arte Sacra 
della città e comprensorio
di Sarsina

 

Madonna con bambino

Campana dell'Oratorio di S. Ercolano in Montesorbo (a. 1348)

Ubicato al primo piano del palazzo che fu la residenza dei vescovi di Sarsina fino al 1976 (attualmente, dopo la creazione della Diocesi di Cesena–Sarsina, il vescovo risiede a Cesena), il Museo si sviluppa lungo otto ambienti, per lo più tematici, che raccolgono una rilevante collezione di paramenti sacri, oggetti liturgici e dipinti, in gran parte provenienti dai territori parrocchiali facenti parte dell’area di competenza dell’ex diocesi di Sarsina, salvati dal degrado, da atti vandalici e furti, spesso qui ricoverati per la rovina di quelle chiese e di quegli oratori non più officiati di cui costituivano l’arredo; ne è esempio la splendida raccolta di antiche campane, fuse in bronzo a far data dal Trecento, che attendono un’adeguata e valorizzatrice collocazione nella programmata ristrutturazione museale.

In due ampie sale sono collocate due grandi teche in cui è conservato ed esposto un segmento di patrimonio tessile che, pur ritenuto di appartenenza a un’arte definita minore, è di rilevanza notevole: pianete, piviali, mitre (nelle tre tipologie: semplice, aurifregiata, preziosa) appartenuti soprattutto ai vescovi sarsinati, identificati grazie agli stemmi ricamati sui preziosi parati (in particolare quelli dei presuli Giovanni Battista Mami, 1760-1787; Nicola Casali, 1787-1814; Pietro Balducci, 1818-1822). Tra questi indumenti sacri, che si situano in un arco temporale che va dalla metà del sec. XVIII alla metà del sec. XIX, il manufatto più antico e pregiato è la mitra aurifregiata del vescovo Giovanni Bernardino Vendemini (1733-1749), intessuta con tralci vegetali in filato d’oro.

Dalla sala maggiore, con la cronotassi dei vescovi sarsinati dipinta sulla fascia alta delle pareti, si accede a un piccolo ambiente, la cappella dell’episcopio, oggi allestita quale piccola pinacoteca. Qui sono custoditi opere significative, fra le quali spiccano: la teletta proveniente dall’antichissima chiesa plebana di Monte Sorbo (Comune di Mercato Saraceno) e raffigurante la Madonna che adora il Bambino, attribuita a Bartolomeo di Maestro Gentile da Urbino (secolo XV), o comunque a un artista che, per la particolarità dello stile, sembra aver guardato a un modello per tarsia; due tavolette, sicuramente prodotto d’ambito bolognese di fine XVI secolo, in cui sono effigiati i Santi Pietro e Petronio, quest’ultimo un tempo identificato erroneamente con san Vicinio, come testimonia il titolo santorale apposto sotto la figura che sorregge un modellino di città indubitabilmente da identificare come il capoluogo felsineo.

Una saletta con due teche è quasi interamente dedicata ad argenterie sacre e oggetti liturgici non più in uso dopo la riforma introdotta dal Concilio Vaticano II: manufatti artistici sopravvissuti alle spoliazioni napoleoniche, databili fra la metà del secolo XVIII e l’inizio del XIX, ormai muti testimoni di una storia sacra che ha indelebilmente marcato territorio e popolazione.


Giorni e orari di apertura
Grazie alla convenzione sottoscritta fra il Comune di Sarsina, la Diocesi di Cesena-Sarsina, il Seminario Vescovile, e la Banda di Credito Cooperativo di Sarsina  ed alla preziosa disponibilità del personale volontario è assicurata  l’apertura del Museo nelle seguenti giornate:

Martedì, Sabato e Domenica
- Mattino dalle 10 alle 12
- Pomeriggio dalle 15 alle 17 (ora solare); dalle 16 alle 18 (ora legale)

In altri orari è possibile visitare il Museo previa prenotazione telefonando alla Basilica Cattedrale: 0547 94818

 

San Pietro San Petronio

Mitria aurifregiata del XVIII sec.

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Data ultimo aggiornamento 02-12-2020